Lewis
Spensierati mendicanti di Lewis
“La grazia ci dona un’accettazione piena, fanciullesca e gioiosa, del nostro bisogno, una gioia che deriva dalla totale dipendenza: grazie ad essa diventiamo degli ‘spensierati mendicanti’ ”
Clive Staple Lewis
(I quattro amori)
Lewis si converte
Era nato a Belfast nel 1898 in una famiglia di rigida tradizione calvinista, educato all’odio e al disprezzo per tutto ciò che è cattolico e “papista”. Verso i diciott’anni, disgustato dal formalismo religioso delle scuole frequentate e conquistato dal razionalismo di un professore, si era dichiarato completamente ateo. Nel fango delle trincee della Prima guerra mondiale, di fronte al mistero della vita e della morte, si erano ridestate in lui le domande sul senso del reale, complice anche la scoperta di Chesterton. Ma col pregiudizio ateista aveva lottato ancora a lungo: è solo nel 1929 che, scrive, «mi arresi, ammisi che Dio era Dio, e mi inginocchiai per pregare: fui forse, quella sera, il convertito più disperato e riluttante di tutta l’Inghilterra». È però ancora un Dio senza volto. Cristo non è nulla più che un mito: «Quello che non riuscivo a capire era come la vita e la morte di Qualcun Altro (chiunque questi fosse) duemila anni fa potesse aiutare noi adesso – se non nella misura in cui potesse esserci utile il suo esempio. E la questione dell’esempio, sebbene tanto vera e importante, non è il cristianesimo».
La sfortuna dell’ateo
Si può intuire quanto sia grande la nostra fortuna, soprattutto se ci si rende conto davvero della poco invidiabile condizione degli atei. I quali, messi di fronte ai guai inevitabili in ogni percorso umano, non hanno nessuno con cui prendersela. Un ateo – che sia veramente tale – non trova interlocutori competenti e responsabili con cui possa discutere dei mali esistenziali, e lamentarsene. Non c’è nessuno contro cui ribellarsi, e ogni sua contestazione, a ben pensarci, risulta un po’ comica. Di solito, in mancanza di meglio, finisce coll’aggredire i credenti; ma è un bersaglio che non è molto appagante, perché i credenti (se sono saggi) se ne infischiano di lui e non gli prestano molta attenzione. Un ateo, se non vuol clamorosamente rinunciare a ogni logica e a ogni coerenza, è privato perfino della soddisfazione di bestemmiare. E questa è la più comica delle disavventure. Clave Staples Lewis (l’autore delle famose Lettere di Berlicche), ricordando il tempo della sua incredulità, confessava: “Negavo l’esistenza di Dio ed ero arrabbiato con lui perché non esisteva”.
Biffi
Narnia e la scommessa di Pascal
Premetto che trovare riletture cristiane dentro le opere di Lewis è come trovare delle definizioni dentro il dizionario della Zanichelli: ce ne stanno tante perché ci devono stare.
C.S.Lewis era un agnostico convinto (decisamente un ossimoro), ma grazie all’amicizia con Tolkien e l’esempio di Chesterton, si convertì al cristianesimo fino a diventare un fedele dotto e talmente entusiasta da voler spendere il suo talento letterario per diffondere il Vangelo.
Le cronache di Narnia è forse dove la sua vena pedagogica ed evangelizzatrice vengono palesate senza alcuna discrezione.
