Montale, più in là
Sotto l’azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
«più in là»”
E. Montale – “Maestrale”
Don Bosco incontra i ragazzi
Quando si trattava di agganciare bravi ragazzi da portare all’Oratorio, il metodo di Don Bosco era semplice e facile da attuare: entrava in una bottega, parlava con il garzone, e poi chiedeva al padrone di mandargli quel ragazzo all’Oratorio di Valdocco, dove lo aspettavano catechismo, giochi e divertimenti.
Ma non era sempre così facile.
Con i ragazzi più difficili, quella tecnica non era adatta per convincerli a seguire Don Bosco in Oratorio. Ci voleva ben altro. Abituati a vivere tutto il giorno per strada, spesso senza una casa, senza una famiglia, privi di una professione, questi ragazzi erano spinti a procurarsi il necessario per vivere in qualsiasi modo, più o meno lecito.
Tre cose di Madre Teresa
“Fissatevi bene in mente queste tre cose che Madre Teresa vi dice:
– totale abbandono in Dio
– amorosa fiducia reciproca
– gioia con tutti.
E così saremo realmente santi come Gesù.”
Madre Teresa
Qui giace un uomo di Papini
Nel 1911, a Firenze, pubblicato da Vallecchi, uscì un libro dal titolo, apparentemente religioso, Le memorie di Dio, il cui autore era Giovanni Papini. Molti acquistarono quel libro, attratti anche dal titolo, ma rimasero inorriditi quando lo aprirono e trovarono queste parole: “Uomini, diventate tutti atei, ve lo chiede lo stesso Dio che non c’è” e si resero conto che tutto il libro non era altro che lo sviluppo di questa idea.
Potete immaginare l’emozione che ci fu a Firenze: ne parlò il cardinale nel Duomo, ne parlarono i sacerdoti dal pulpito, tutte le domeniche, per varie settimane. Fu, insomma, uno scandalo enorme.
Lewis si converte
Era nato a Belfast nel 1898 in una famiglia di rigida tradizione calvinista, educato all’odio e al disprezzo per tutto ciò che è cattolico e “papista”. Verso i diciott’anni, disgustato dal formalismo religioso delle scuole frequentate e conquistato dal razionalismo di un professore, si era dichiarato completamente ateo. Nel fango delle trincee della Prima guerra mondiale, di fronte al mistero della vita e della morte, si erano ridestate in lui le domande sul senso del reale, complice anche la scoperta di Chesterton. Ma col pregiudizio ateista aveva lottato ancora a lungo: è solo nel 1929 che, scrive, «mi arresi, ammisi che Dio era Dio, e mi inginocchiai per pregare: fui forse, quella sera, il convertito più disperato e riluttante di tutta l’Inghilterra». È però ancora un Dio senza volto. Cristo non è nulla più che un mito: «Quello che non riuscivo a capire era come la vita e la morte di Qualcun Altro (chiunque questi fosse) duemila anni fa potesse aiutare noi adesso – se non nella misura in cui potesse esserci utile il suo esempio. E la questione dell’esempio, sebbene tanto vera e importante, non è il cristianesimo».
L’addio di Rebora
Sacchi a terra per gli occhi
Qualunque cosa tu dica o faccia
c’è un grido dentro:
non è per questo, non è per questo!
E così tutto rimanda
a una segreta domanda…
Nell’imminenza di Dio
la vita fa man bassa
sulle riserve caduche,
mentre ciascuno si afferra
a un suo bene che gli grida: addio!
Clemente Rebora
L’attesa di Rebora
Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
L’allodola di don Bosco
Oggi, a Ferrara, passano le spoglie di don Bosco.
“Sii con Dio come l’allodola che sente tremare il ramo e continua a cantare,
sapendo di avere le ali.”
don Bosco
La sfortuna dell’ateo
Si può intuire quanto sia grande la nostra fortuna, soprattutto se ci si rende conto davvero della poco invidiabile condizione degli atei. I quali, messi di fronte ai guai inevitabili in ogni percorso umano, non hanno nessuno con cui prendersela. Un ateo – che sia veramente tale – non trova interlocutori competenti e responsabili con cui possa discutere dei mali esistenziali, e lamentarsene. Non c’è nessuno contro cui ribellarsi, e ogni sua contestazione, a ben pensarci, risulta un po’ comica. Di solito, in mancanza di meglio, finisce coll’aggredire i credenti; ma è un bersaglio che non è molto appagante, perché i credenti (se sono saggi) se ne infischiano di lui e non gli prestano molta attenzione. Un ateo, se non vuol clamorosamente rinunciare a ogni logica e a ogni coerenza, è privato perfino della soddisfazione di bestemmiare. E questa è la più comica delle disavventure. Clave Staples Lewis (l’autore delle famose Lettere di Berlicche), ricordando il tempo della sua incredulità, confessava: “Negavo l’esistenza di Dio ed ero arrabbiato con lui perché non esisteva”.
Biffi
Narnia e la scommessa di Pascal
Premetto che trovare riletture cristiane dentro le opere di Lewis è come trovare delle definizioni dentro il dizionario della Zanichelli: ce ne stanno tante perché ci devono stare.
C.S.Lewis era un agnostico convinto (decisamente un ossimoro), ma grazie all’amicizia con Tolkien e l’esempio di Chesterton, si convertì al cristianesimo fino a diventare un fedele dotto e talmente entusiasta da voler spendere il suo talento letterario per diffondere il Vangelo.
Le cronache di Narnia è forse dove la sua vena pedagogica ed evangelizzatrice vengono palesate senza alcuna discrezione.
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