Scrittori

Paul Claudel

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Che fine della vita è vivere? forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra? Non vivere, ma morire, e non disgrossar la croce, ma salirvi, e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!…
Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data? E perchè tormentasi quando è così semplice obbedire?

Montale, più in là

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montale

 

Sotto l’azzurro fitto

del cielo qualche uccello di mare se ne va;

né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:

«più in là»”

E. Montale – “Maestrale”

Qui giace un uomo di Papini

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giovanni papini

Nel 1911, a Firenze, pubblicato da Vallecchi, uscì un libro dal titolo, apparentemente religioso, Le memorie di Dio, il cui autore era Giovanni Papini. Molti acquistarono quel libro, attratti anche dal titolo, ma rimasero inorriditi quando lo aprirono e trovarono queste parole: “Uomini, diventate tutti atei, ve lo chiede lo stesso Dio che non c’è” e si resero conto che tutto il libro non era altro che lo sviluppo di questa idea.

Potete immaginare l’emozione che ci fu a Firenze: ne parlò il cardinale nel Duomo, ne parlarono i sacerdoti dal pulpito, tutte le domeniche, per varie settimane. Fu, insomma, uno scandalo enorme.

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Lewis si converte

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Era nato a Belfast nel 1898 in una famiglia di rigida tradizione calvinista, educato all’odio e al disprezzo per tutto ciò che è cattolico e “papista”. Verso i diciott’anni, disgustato dal formalismo religioso delle scuole frequentate e conquistato dal razionalismo di un professore, si era dichiarato completamente ateo. Nel fango delle trincee della Prima guerra mondiale, di fronte al mistero della vita e della morte, si erano ridestate in lui le domande sul senso del reale, complice anche la scoperta di Chesterton. Ma col pregiudizio ateista aveva lottato ancora a lungo: è solo nel 1929 che, scrive, «mi arresi, ammisi che Dio era Dio, e mi inginocchiai per pregare: fui forse, quella sera, il convertito più disperato e riluttante di tutta l’Inghilterra». È però ancora un Dio senza volto. Cristo non è nulla più che un mito: «Quello che non riuscivo a capire era come la vita e la morte di Qualcun Altro (chiunque questi fosse) duemila anni fa potesse aiutare noi adesso – se non nella misura in cui potesse esserci utile il suo esempio. E la questione dell’esempio, sebbene tanto vera e importante, non è il cristianesimo».

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L’attesa di Rebora

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Dall’immagine tesa

vigilo l’istante

con imminenza di attesa –

e non aspetto nessuno:

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Narnia e la scommessa di Pascal

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C-S-Lewis

Premetto che trovare riletture cristiane dentro le opere di Lewis è come trovare delle definizioni dentro il dizionario della Zanichelli: ce ne stanno tante perché ci devono stare.

C.S.Lewis era un agnostico convinto (decisamente un ossimoro), ma grazie all’amicizia con Tolkien e l’esempio di Chesterton, si convertì al cristianesimo fino a diventare un fedele dotto e talmente entusiasta da voler spendere il suo talento letterario per diffondere il Vangelo.
Le cronache di Narnia è forse dove la sua vena pedagogica ed evangelizzatrice vengono palesate senza alcuna discrezione.

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Il sogno di Celenia

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Una famiglia che abitava nelle campagne di Firenze si prepara ad andare alla messa di Natale, la messa di  mezzanotte.

Dal casolare andavano tutti alla chiesina.

Era una famiglia di contadini con 7 figli, cinque femmine e due maschi. La più piccola si chiama Celenia, aveva 8 anni e decisero per la prima volta di portarla in chiesa nella notte di Natale. La bambina era tutta agitata ma la mamma le disse: TI portiamo, ti portiamo. Perché questa notte nasce Gesù.

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L’eterna santa tristezza di Dostoevskij

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“Aveva saputo toccare nel cuore del suo amico le corde più profonde e provocare in lui la prima sensazione, ancora indefinita, di quella eterna santa tristezza che qualche anima eletta, una volta che l’abbia assaporata e conosciuta, non scambierà poi mai più con una soddisfazione a buon mercato (vi sono anche certi amatori così fatti che questa tristezza hanno più cara della soddisfazione più radicale, ammesso che una simile soddisfazione sia possibile)”

F. Dostoevskij – I demoni

La ragione di Padre Brown

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Due cose piccolissime”, disse infine, “Una è assai insignificante e l’altra molto vaga, ma così come sono esse non provano che Boulnois sia l’assassino.” Egli volse il suo viso chiaro e rotondo verso le stelle e continuò, assorto: “Consideriamo per prima l’idea vaga. Io do molta importanza alle idee vaghe.

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Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo

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L’imperatore si rivolse ai cristiani dicendo: “Strani uomini… ditemi voi stessi, o cristiani, abbandonati dalla maggioranza dei vostri capi e fratelli: che cosa avete di più caro nel cristianesimo?”.
Allora si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: “Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità.”
(Vladimir Solov’ev, Il dialogo dell’Anticristo)