Il desiderio misterioso di Giussani

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“Immaginatevi, grottescamente, un bambino che per un naufragio si trovasse depositato sulla solita isola delle vignette, vicino a delle piante di banane, ecc…;

e supponete che questo bambino possa crescere, nutrito da quei frutti spontanei oppure dalle alghe marine; insomma, supponete che il bambino, in questo grottesco paragone, arrivi a dodici, tredici, quindici anni; senta l’esigenza di qualcosa che non sa immaginare e pensi: «Sarà un sasso più grosso di questi, sarà una banana più grande, un filo d’erba più lungo, un pesce più imponente di quelli che vedo guizzare qui attorno, una stella più luminosa…». Quello che sente dentro, perché è nella età evolutiva, nella pubertà, è l’esigenza di qualcosa che non sa; immagina possa essere come quello che vede, eppure diverso, «altro». E non può assolutamente pensare a una donna, non riesce a figurarselo. Se fosse veramente «loico» dovrebbe dire: «Ecco, tutte queste cose che vorrei, più grandi, più imponenti, più, più…; ma, no, è un’altra cosa che vorrei». E allora dovrebbe concludere: «C’è qualche cosa nell’universo, nella realtà, c’è qualche cosa che corrisponde a questo bisogno, alla mia esigenza, e non coincide con niente di ciò che posso afferrare, e non so che cosa è». Perché sa che c’è? Perché l’esistenza di quella cosa è implicata nel dinamismo della sua persona, è un rimando operato da qualcosa che ha dentro se stesso, ma non coincide con nulla di quanto ha a disposizione, e non sa immaginarlo.

Se nell’impatto con l’uomo il mondo funziona come un segno, dobbiamo dire che il mondo «dimostra» qualcosa d’Altro, dimostra «Dio» come un segno dimostra ciò di cui è segno.

Una realtà sperimentabile, il cui significato adeguato, vale a dire conforme alla umana esigenza, è qualcosa d’altro, è segno di questo altro.”

Giussani- Il senso religioso

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