Antoine de Saint-Exupery morente
A parte la vostra sofferenza, io non rimpiango niente. A conti «fatti, ho avuto la parte migliore. Se rientrassi, ricomincerei: ho bisogno di vivere, e nelle città non c’è vita’.
Non è colpa dell’aviazione. L’aviazione non è un fine, è un mezzo. Non è per l’aeroplano che si rischia la vita, come il contadino non lavora per l’aratro. Ma per mezzo dell’aeroplano si lasciano le città, e si ritrova una verità contadina. Si fa un lavoro da uomo e si apprendono occupazioni da uomo. Si sta a contatto col vento, con le stelle, con la notte, con la sabbia, col mare. Si gioca d’astuzia con le forze naturali, Si aspetta l’alba come il giardiniere aspetta la primavera. Si aspetta lo scalo come una terra promessa, e si cerca la propria verità tra le stelle.
Non mi compiangerò. Da tre giorni cammino, ho sete, seguo delle piste sulla sabbia, faccio della rugiada la mia speranza. Ho cercato di raggiungere gli altri della mia specie; dove quella specie abitasse sulla terra, l’avevo dimenticato. Di queste cose si preoccupa chi è vivo. Non posso giudicarle più importanti della scelta della music hall dove si passerà la serata.
Non comprendo più quelle popolazioni dei treni di periferia, quegli uomini che si credono uomini eppure sono ridotti, da una pressione che neppure sentono, come le formiche, per uso e consumo altrui. Di che cosa riempiono, quando sono liberi, le loro assurde piccole domeniche?
Una volta, in Russia, ho sentito suonare Mozart in un’officina. L’ho scritto, e ho ricevuto duecento lettere di ingiurie. Io non ce l’ho con quelli che preferiscono il caffè-concerto, perché non conoscono altro canto: ce l’ho con i direttori di caffè-concerto. Non mi piace che gli uomini vengano sfigurati.
Nel mestiere che faccio sono felice: mi sento un contadino degli scali aerei. Nei treni di periferia mi sentirei morire, più che qui. Qui, a conti fatti, che lusso!
Non rimpiango niente. Ho giocato e ho perso: rischio del mestiere. Ma, comunque, ho respirato il vento del mare.
Quelli che l’hanno assaporato anche solo per una volta, non ne dimenticano il sapore. Non è vero, compagni? E non si tratta di vivere pericolosamente. Questa formula è pretenziosa. I toreador non mi piacciono. Non è il pericolo che amo; io so quel che amo: la vita.
(da “Vento, sabbia e stelle”)