Mese: febbraio 2014
Eugenio Corti
Il 4 febbraio è morto lo scrittore Eugenio Corti. L’autore della trilogia del Cavallo rosso, romanzo tradotto in 24 lingue e diffuso in tutto il mondo. Etienne de Montety, direttore del «Figaro Litteraire», ha definito «Il Cavallo rosso» uno dei migliori romanzi europei degli ultimi 25 anni.
…Mi innamorai del Cavallo rosso per le stesse ragioni per cui ero entrato nella sub-creazione del mondo tolkeniano, aveva a portata di mano una potente avventura dal respiro metafisico. Il mio personaggio preferito del Signore degli anelli era Sam perchè si trovava catapultato in una missione troppo difficile. Eppure, trovava il coraggio di farla sua….
Lagerkvist
“Uno sconosciuto è il mio amico, uno che io non conosco.
Uno sconosciuto lontano lontano.
Per lui il mio cuore è colmo di nostalgia.
Perché egli non è presso di me.
Perché egli forse non esiste affatto?
Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza?
Che colmi tutta la terra della tua assenza?”
P. Lagerkvist – “Uno sconosciuto è il mio amico”
Cesare Pavese
“Qualcuno ci ha forse promesso qualcosa?
E allora perché attendiamo?”
C. Pavese – da “Il mestiere di vivere”
Ungaretti
Chiuso tra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
perché bramo Dio?
G. Ungaretti – “Dannazione”
Tolstoj
“Era come se mi fosse successo questo: un giorno, non so quando, mi avevano messo in una barca e poi mi avevano allontanato da una riva qualsiasi a me sconosciuta e mi avevano indicato la direzione verso un’altra riva, avevano messo i remi nelle mie mani inesperte e mi avevano lasciato solo. Remavo come potevo e navigavo, ma, quanto più andavo verso il centro del fiume, tanto più rapida si faceva la corrente che mi portava lontano dalla meta e sempre più spesso incontravo dei rematori che, come me, erano trasportati dalla corrente. Vi erano rematori solitari che continuavano a remare; vi erano rematori che avevano gettato via i remi; vi erano grandi barche, bastimenti enormi pieni di gente; alcuni lottavano con la corrente; altri vi si abbandonavano, e quanto più avanzavo, tanto più, guardando in giù, in direzione di tutta la fiumana dei naviganti, io dimenticavo la direzione che mi era stata indicata. Proprio in mezzo alla fiumana, nel fitto delle barche e dei bastimenti che scendevano lungo la corrente, finii col perdere del tutto la direzione e gettai i remi. Da tutte le parti, con allegria e con giubilo intorno a me, con le vele o con i remi i navigatori venivano giù veloci seguendo la corrente, assicurando a me, e assicurandosi tra di loro, a vicenda, che non vi poteva essere un’altra direzione. Ed io credetti loro e navigai per un po’ insieme con loro. E fui portato lontano, così lontano che sentii il rumore delle cateratte contro le quali dovevo andare a infrangermi e vidi le barche che vi si infrangevano ed io tornai in me. A lungo non riuscii a capire che cosa mi era successo. Vedevo davanti a me soltanto la perdizione, verso la quale correvo e di cui avevo paura, da nessuna parte vedevo scampo e non sapevo che fare. Ma avendo gettato uno sguardo indietro, vidi innumerevoli barche che senza interruzione, ostinatamente, fendevano la corrente, mi ricordai della riva, dei remi e della direzione, e cominciai a remare indietro per risalire la corrente verso la riva”.
L. Tostoj – Confessione
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