Piergiorgio Frassati

Postato il Aggiornato il

piergiorgio frassati

Pier Giorgio Frassati

Storia di un bel ragazzo che, stonato come una campana, sbagliava tutte le note, tranne una: la sua vita

Lo dicono in molti: “santo giovane? Non conviene: si muore troppo presto”. E che noia, poi, questi giovani testimoni: insipidi agli occhi degli uomini persino nell’aspetto fisico. Pier Giorgio Frassati, già beato, ci dice, con la sua vita, che sono tutte storie. La sua, poi, è un’esistenza tutta particolare. Non gli mancava nulla, ma ha voluto tutto. Quel “tutto” che cambia la vita: Gesù Cristo. Al quale Pier Giorgio ha offerto gli anni migliori della sua giovinezza. Fino alla fine. Per presentarsi a quel “faccia a faccia” nel modo migliore possibile. Facendo di tutta la sua vita, lui che era terribilmente stonato, il “canto” più armonioso possibile.

di Claudia Cirami

Camminando per le vie spaziose e severe del centro di Torino, viene in mente una domanda: che cosa c’entra questa città con Pier Giorgio Frassati? La bellezza imponente e rigorosa dei suoi palazzi, il grigiore quasi monotematico dei suoi cieli, la magnificenza superba ma occultata delle sue chiese, la pacata cortesia dei suoi abitanti non sembrano molto in linea con l’immagine di questo ragazzone. Sportivo, dai modi spicci, straripante nel sorriso, nella stretta di mano, nella voce tonante. Lo dicono le tante testimonianze su di lui.

Pier Giorgio non sembra assomigliare a Torino, eppure Torino profuma di Pier Giorgio. Il suo ritratto campeggia in diverse chiese: chi viene in visita fatica a capire dove è sepolto. Quando, però, finalmente si giunge davanti alla sua tomba in Duomo, leggendo il cartellone con le tappe principali della sua vita, le impressioni sbagliate si dileguano e la verità emerge: Pier Giorgio è torinese fino in fondo. Simile, molto simile, ai santi sociali piemontesi, quelli con lo sguardo rivolto al cielo e i piedi ben piantati in terra.

GIOVANE, CARINO… E BEATIFICATO!

Pier Giorgio Frassati è il capofila dei giovani beati della modernità. Ed è – senza ombra di dubbio – un gran bel ragazzo. Fisico imponente, sorriso prodigo, sguardo vivace. La santità giovanile, di solito, ci fa pensare a visi pallidi, sguardi spenti, mani giunte e un vago sentore di stantio, come se i giovani testimoni dovessero essere già ammuffiti prima del tempo.

E’ la nostra vendetta: questi giovani già nella gloria di Dio, senza tanti giri di parole, sono una gran rottura di scatole per chi santo non vuole diventare o per chi pensa di dilazionare sine die la propria conversione. Perché c’è un fastidio quasi fisico ad ammettere che qualcuno così giovane è arrivato a porre Dio al centro di tutto e a modellare la sua vita su Cristo in breve tempo. Tolleriamo la santità adulta, meglio ancora quella anziana: ma questi tipetti che hanno bruciato tutte le tappe sulla strada per il Paradiso in un lasso di tempo così rapido sono, a dir poco, scomodi.

Perciò l’immaginario comune si prende la sua rivincita: i cari ragazzetti, canonizzati o quasi, ce li figuriamo bruttini, sicuramente sempliciotti, fuori dal mondo già quando erano sulla terra. Che raramente hanno capito il senso della vita e, di certo, si sono persi il meglio. La realtà è un’altra, invece, e Frassati – che ci guarda da vecchie fotografie con uno sguardo ora pensoso ora sornione – è lì a dimostrarci il contrario di quello che malignamente pensiamo.

Il SUO FUTURO E’ DORATO. MA LUI VUOLE L’ORO VERO.

Bello, dunque. Virile e per niente scialbo. Non gli manca nulla: il ragazzo è persino ricco e con un promettente futuro davanti. Suo padre è proprietario del quotidiano “La Stampa”, senatore del Regno d’Italia e ha delle buone amicizie. Per il giovane ci sono due possibilità: entrare nella redazione del giornale, seguendo la volontà di suo padre, o mettere a frutto gli studi universitari in ingegneria meccanica con specializzazione in mineraria. Questa seconda possibilità è il suo sogno: vuole lavorare insieme ai minatori.

Qualsiasi sia il suo futuro, però, a Pier Giorgio non interessa la carriera. Non intraprenderà una scelta per diventare qualcuno, ma solo perché, ad un certo punto, vuole trovare il modo in cui realizzare il suo essere cristiano anche nel lavoro. Il giovane, infatti, ha una certezza e con quella fa i conti ogni giorno: vivere profondamente il Vangelo. Più che in famiglia, la sua fede si è sviluppata nel contatto con l’associazionismo cattolico. E lì il suo amore per Cristo cresce fino a diventare inarrestabile.

STONA NEL CANTO MA NON NELLA VITA SPIRITUALE

Ma chi è veramente Pier Giorgio? La risposta è semplice: è un giovane come tanti altri. Gli piacciono le gite in montagna, le riunioni con gli amici, cantare, anche se è davvero stonato. Si innamora come capita a tutti: lei si chiama Laura Hidalgo, è laureata in matematica, ma ai genitori di lui non piace perché per quel figlio desiderano di più. Pier Giorgio soffre e scrive ad un amico “Sto leggendo il romanzo di Italo Mario Angeloni, Ho amato così, dove egli descrive nella prima parte il suo amore per un’andalusa e credi provo delle emozioni perché sembra la storia del mio amore. Anch’io ho amato così, solo che nel romanzo il sacrificio lo fa l’andalusa, mentre nel mio sarò io il sacrificato, però se Iddio vuole così sia fatta la sua volontà” (Carla Casalegno, Pier Giorgio Frassati, Effatà Editrice). Accetta, dunque, per obbedienza la rinuncia che comporta il “di più” che i suo genitori vogliono per lui.

Anche Pier Giorgio cerca un “di più”, ma in un altro senso. Il motto che scrive in una cartolina, “verso l’alto”, è già un programma di vita. Nel libro scritto dalla sorella, Luciana Frassati, Mio fratello Pier Giorgio. La fede, leggiamo bellissime testimonianze sulla fede del ragazzo. Sul segno della croce, ad esempio, un testimone dice: “Lui per sorridere rideva, per toccare uno gli dava un pugno, ma quando in chiesa faceva il suo ampio segno di croce e faceva la sua genuflessione completa, non restava che pregare il Signore che ci desse la grazia di imitarlo”.

Riguardo all’adorazione notturna, a cui il ragazzo partecipava spesso, un altro testimone racconta: “Pier Giorgio Frassati non mancava mai all’adorazione notturna e per me, uno che non lo conosceva bene, a vederlo durante le funzioni, faceva impressione la sua maniera edificante di stare in raccoglimento per la preghiera, in assoluto contrasto con la vivacità che usava quando era con i compagni, dei quali egli poi si staccava nettamente anche per il suo forte fisico, quasi assolutamente privo di qualsiasi pallore ascetico”. Solo due delle tante testimonianze che, in modo diverso, sostengono una sola verità: il primato che Pier Giorgio riconosceva alla fede in Cristo nella sua vita di ragazzo come tutti gli altri.

RICAMBIO QUELLO CHE CRISTO MI DÀ

Tuttavia, per lui non c’è solo la vita contemplativa. Torino è un cuore pulsante di persone e di associazioni che si occupano di aiutare chi è rimasto ai margini ed è qui che Pier Giorgio si sente chiamato ad operare. Perché come i santi pragmatici piemontesi, quei santi sociali a cui accennavo, con san Giovanni Bosco in cima alla classifica, anche Pier Giorgio si getta con entusiasmo nella vita attiva. Visita i poveri con la San Vincenzo, soccorrendoli nei loro bisogni. Gli amici coniano per lui una sigla scherzosa: lo chiamano “FIT”, Frassati Impresa Trasporti. Perchè si organizza per portare qualsiasi cosa dove c’è bisogno.

Il suo modo di essere vicino a chi ha bisogno è esemplare. Nel libro Verso l’assoluto. Pier Giorgio Frassati, edito dalla Jaca Book, Primo Soldi scrive: “Non andava verso i poveri con quella intrinseca superiorità sociale che non permette di amalgamarsi ad essi, ma si sentiva parte di loro, come loro. Li aveva talmente nel cuore che per essi convertì tutto, dall’uso del suo tempo all’uso dei suoi soldi”. Dirà Pier Giorgio: “Gesù mi fa visita ogni giorno nella Comunione, ed io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri”. Non basta: sono diverse le realtà ecclesiali che il giovane Frassati frequenta. Dall’amicizia con i Domenicani, per esempio, ha origine la sua professione di terziario domenicano, con il nome di Fra’ Girolamo, in onore del Savonarola. Forte nel fisico e anche nell’anima, come l’impetuoso frate: è così che si sente Pier Giorgio.

ALLA FINE PERÒ MUORE GIOVANE. MA NE È VALSA LA PENA…

Quel fisico forte, tuttavia, cede di schianto in pochissimi giorni, colpito a 24 anni da una poliomielite fulminante. Pier Giorgio muore nel 1925, tra lo sgomento di familiari e amici che nemmeno si erano accorti della gravità della sua malattia. E qui si insinua la seconda vendetta del nostro immaginario. La santità giovanile sembra, infatti, una condizione poco raccomandabile. Se si è beati o santi già così giovani… vuol dire che si è morti troppo presto. Appunto come Frassati. – pensiamo – sarà anche buono, bello, etc… ma non ha nemmeno avuto il tempo di godersi la vita. Non sarà allora che essere troppo buoni da giovani non conviene? Non sarà forse meglio essere meno perfettini e più svegli per vivere qualche anno in più? A giudicare dall’effetto Frassati sui giovani e sui suoi tanti devoti, sono osservazioni che lasciano il tempo che trovano. I suoi occhi limpidi ci dicono che il suo tempo è stato pieno e che ha giocato le sue carte su questa terra nel modo migliore.

Giovanni Paolo II, che lo ha dichiarato beato, ha detto: “In lui il Vangelo diventa solidarietà e accoglienza, si fa attenta ricerca della verità ed esigente impegno per la giustizia. La preghiera e la contemplazione, il silenzio e la pratica dei sacramenti danno sostanza e tono al suo molteplice apostolato e tutta l’esistenza, vivificata dallo Spirito di Dio, si trasforma in avventura meravigliosa. Tutto diventa offerta e dono, anche la malattia, anche la morte”. Per chi crede, la vita non si conteggia dal numero di anni inutili trascorsi, in cui abbiamo pensato solo a dissipare i talenti della parabola evangelica, ma da quelli in cui ci siamo svegliati e abbiamo deciso che era ora di vivere per Cristo. Se non vogliamo capirlo, è un problema nostro, non di quei giovani che di corsa hanno percorso il tragitto che li separava dal Cielo. Come Pier Giorgio Frassati.

Lascia un commento