Don Bosco incontra i ragazzi
Quando si trattava di agganciare bravi ragazzi da portare all’Oratorio, il metodo di Don Bosco era semplice e facile da attuare: entrava in una bottega, parlava con il garzone, e poi chiedeva al padrone di mandargli quel ragazzo all’Oratorio di Valdocco, dove lo aspettavano catechismo, giochi e divertimenti.
Ma non era sempre così facile.
Con i ragazzi più difficili, quella tecnica non era adatta per convincerli a seguire Don Bosco in Oratorio. Ci voleva ben altro. Abituati a vivere tutto il giorno per strada, spesso senza una casa, senza una famiglia, privi di una professione, questi ragazzi erano spinti a procurarsi il necessario per vivere in qualsiasi modo, più o meno lecito.
Don Bosco li incontrava nelle sue passeggiate nelle piazze e lungo le strade della periferia di Torino. Spesso sui marciapiedi ci si poteva imbattere in gruppi di ragazzi intenti a giocare a soldi. Durante le partite di carte, nelle quali scommettevano i loro risparmi o il frutto dei loro furti, il denaro era depositato in un fazzoletto, al centro del gioco.
Don Bosco si avvicinava a questi ragazzi, li osservava, studiava un po’ la situazione, e giunto il momento propizio allungava il braccio e, con un movimento rapido, afferrava il fazzoletto con i soldi e scappava. Un prete che ruba. Di tutto avevano visto questi poveri ragazzi di strada, ma mai un prete ladro.
Intanto Don Bosco, di corsa perché inseguito da quei ragazzi increduli, si dirigeva verso Valdocco, entrava in Oratorio e si infilava in chiesa.
Qui c’erano don Carpano o don Borel che predicavano nella cappella piena di ragazzi. A quel punto Don Bosco fingeva di essere un negoziante di passaggio, alzava il fazzoletto e gridava: «Torroni! Torroni! Chi compra torroni?».
Il predicatore, che già conosceva quella messa in scena di Don Bosco e il motivo, fingeva di perdere la pazienza e gli ordinava di uscire subito dalla Cappella.
«Ma io devo vendere torroni, e qui ci sono tanti ragazzi. Nessuno fa un’offerta?».
Il dialogo, tutto in dialetto piemontese, divertiva molto i ragazzi, sia quelli dell’Oratorio sia quelli di strada. La ‘recitazione’ di Don Bosco e del predicatore proseguiva, e la discussione si spostava dai torroni al gioco dei denari, alla bestemmia, alla gioia di vivere in amicizia con il Signore. E così quei ragazzi di strada, che mai sarebbero entrati nell’Oratorio e tanto meno in Cappella, si divertivano e intanto ascoltavano discorsi su argomenti mai presi in considerazione, riflessioni che mai nessuno gli aveva fatto.
Terminata la disputa, i ragazzi trascinati lì dalla strada, si raccoglievano intorno a Don Bosco per chiedergli di restituire loro i soldi. «Ancora un momento, dopo la benedizione» rispondeva Don Bosco. E così avveniva. Quando tutti uscivano dalla Cappella, Don Bosco ridava ai ragazzi il loro denaro, gli offriva la merenda e li invitava a tornare all’Oratorio per giocare nel cortile. E molti facevano ritorno.