Mese: febbraio 2014

La carità di Piergiorgio Frassati

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Un gesto di carità sull’esempio di Pier Giorgio

Testimonianza tratta dal libro “La carità” di Luciana Frassati

 “    Gesù mi fa visita  ogni mattina nella Comunione, io la

 restituisco nel  misero modo che posso, visitando i  poveri”.

  

La sua meta preferita era il Cottolengo. Passava tra le corsie  con carità vigile e sicura, consolando i miseri e fermandosi a parlare con loro, come fossero veramente quei fratelli che egli chiamava, e recando denaro e dolci e roba di vestiario, e non dimenticando , di là d’ogni repulsione umana e di ogni timore di possibile contagio, di baciarli come il più caro amico. (Mario Ghemlera).

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Ritorno a casa

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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Ritorno a casa

Lunedì, 24 febbraio 2014

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.045, Lun-Mar. 24-25/02/2014)

Con i suoi gesti di tenerezza Gesù non ci lascia mai soli e ci fa sempre tornare a casa, chiamandoci a far parte del suo popolo, della sua famiglia: la Chiesa. Lo ha affermato Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 24 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta.

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Piergiorgio Frassati

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piergiorgio frassati

Pier Giorgio Frassati

Storia di un bel ragazzo che, stonato come una campana, sbagliava tutte le note, tranne una: la sua vita

Lo dicono in molti: “santo giovane? Non conviene: si muore troppo presto”. E che noia, poi, questi giovani testimoni: insipidi agli occhi degli uomini persino nell’aspetto fisico. Pier Giorgio Frassati, già beato, ci dice, con la sua vita, che sono tutte storie. La sua, poi, è un’esistenza tutta particolare. Non gli mancava nulla, ma ha voluto tutto. Quel “tutto” che cambia la vita: Gesù Cristo. Al quale Pier Giorgio ha offerto gli anni migliori della sua giovinezza. Fino alla fine. Per presentarsi a quel “faccia a faccia” nel modo migliore possibile. Facendo di tutta la sua vita, lui che era terribilmente stonato, il “canto” più armonioso possibile.

di Claudia Cirami

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Chiara Luce

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chiara

A Sassello, ridente paese dell’Appennino ligure appartenente alla diocesi di Acqui, il 29 ottobre 1971 nasce Chiara Badano, dopo che i genitori l’hanno attesa per 11 anni.
Il suo arrivo viene ritenuto una grazia della Madonna delle Rocche, alla quale il papà è ricorso in preghiera umile e fiduciosa.
Chiara di nome e di fatto, con occhi limpidi e grandi, dal sorriso dolce e comunicativo, intelligente e volitiva, vivace, allegra e sportiva, viene educata dalla mamma –attraverso le parabole del Vangelo- a parlare con Gesù e a digli «sempre di sì».
È sana, ama la natura e il gioco, ma si distingue fin da piccola l’amore verso gli «ultimi», che copre di attenzioni e di servizi, rinunciando spesso a momenti di svago. Fin dall’asilo versa i suoi risparmi in una piccola scatola per i suoi «negretti»; sognerà, poi, di partire per l’Africa come medico per curare quei bambini.
Chiara è una ragazzina normale, ma con un qualcosa in più: ama appassionatamente; è docile alla grazia e al disegno di Dio su di lei, che le si svelerà a poco a poco.

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Montale, più in là

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montale

 

Sotto l’azzurro fitto

del cielo qualche uccello di mare se ne va;

né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:

«più in là»”

E. Montale – “Maestrale”

Don Bosco incontra i ragazzi

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Quando si trattava di agganciare bravi ragazzi da portare all’Oratorio, il metodo di Don Bosco era semplice e facile da attuare: entrava in una bottega, parlava con il garzone, e poi chiedeva al padrone di mandargli quel ragazzo all’Oratorio di Valdocco, dove lo aspettavano catechismo, giochi e divertimenti.

Ma non era sempre così facile.

Con i ragazzi più difficili, quella tecnica non era adatta per convincerli a seguire Don Bosco in Oratorio. Ci voleva ben altro. Abituati a vivere tutto il giorno per strada, spesso senza una casa, senza una famiglia, privi di una professione, questi ragazzi erano spinti a procurarsi il necessario per vivere in qualsiasi modo, più o meno lecito.

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Tre cose di Madre Teresa

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“Fissatevi bene in  mente queste tre cose che Madre Teresa vi dice:

– totale abbandono in Dio

– amorosa fiducia reciproca

– gioia con tutti.

E così saremo realmente santi come Gesù.”

 

Madre Teresa

Qui giace un uomo di Papini

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giovanni papini

Nel 1911, a Firenze, pubblicato da Vallecchi, uscì un libro dal titolo, apparentemente religioso, Le memorie di Dio, il cui autore era Giovanni Papini. Molti acquistarono quel libro, attratti anche dal titolo, ma rimasero inorriditi quando lo aprirono e trovarono queste parole: “Uomini, diventate tutti atei, ve lo chiede lo stesso Dio che non c’è” e si resero conto che tutto il libro non era altro che lo sviluppo di questa idea.

Potete immaginare l’emozione che ci fu a Firenze: ne parlò il cardinale nel Duomo, ne parlarono i sacerdoti dal pulpito, tutte le domeniche, per varie settimane. Fu, insomma, uno scandalo enorme.

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Lewis si converte

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Era nato a Belfast nel 1898 in una famiglia di rigida tradizione calvinista, educato all’odio e al disprezzo per tutto ciò che è cattolico e “papista”. Verso i diciott’anni, disgustato dal formalismo religioso delle scuole frequentate e conquistato dal razionalismo di un professore, si era dichiarato completamente ateo. Nel fango delle trincee della Prima guerra mondiale, di fronte al mistero della vita e della morte, si erano ridestate in lui le domande sul senso del reale, complice anche la scoperta di Chesterton. Ma col pregiudizio ateista aveva lottato ancora a lungo: è solo nel 1929 che, scrive, «mi arresi, ammisi che Dio era Dio, e mi inginocchiai per pregare: fui forse, quella sera, il convertito più disperato e riluttante di tutta l’Inghilterra». È però ancora un Dio senza volto. Cristo non è nulla più che un mito: «Quello che non riuscivo a capire era come la vita e la morte di Qualcun Altro (chiunque questi fosse) duemila anni fa potesse aiutare noi adesso – se non nella misura in cui potesse esserci utile il suo esempio. E la questione dell’esempio, sebbene tanto vera e importante, non è il cristianesimo».

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L’addio di Rebora

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Sacchi a terra per gli occhi

Qualunque cosa tu dica o faccia

c’è un grido dentro:

non è per questo, non è per questo!

E così tutto rimanda

a una segreta domanda…

Nell’imminenza di Dio

la vita fa man bassa

sulle riserve caduche,

mentre ciascuno si afferra

a un suo bene che gli grida: addio!

Clemente Rebora